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17. E mentre con le rimanenti forze il beatissimo non cessava di ammaestrare il popolo, venne il tempo glorioso del suo passaggio. E mentre affidava alla terra le membra mortali, lo spirito, che già da lungo tempo anelava di partecipare ai cori angelici, sali al cielo. Subito una grande folla di popolo confluì al suo passaggio morta le: le mura, gli atrii, le piazze erano stracolme di gente. Vi era un pianto generale, un dolore insopportabile e tra i singhiozzi della gente addolorata si facevano strada questi gemiti: o gregge desolato, che farai? Ecco, perso il pastore, sarai forse disperso? E chi ti potrà salvare dal morso rabbioso dei lupi? A quel tempo la basilica, dove ora il sacerdote di Dio, sepolto con grande decoro, aspetta il tempo della resurrezione, cominciata nel la costruzione con ogni sforzo da lui medesimo, non era ancora terminata; il beato Agabio però la portò a compimento con ogni onore. Frattanto il popolo, sotto la morsa di una duplice tristezza, sia per la morte del padre che per i lavori della basilica rimasti a metà, non potendo sopportare una così grande angoscia, prostrato sul pavimento gemeva con tutte le forze, al punto da non lasciare ai ministri della chiesa la possibilità di compiere i divini uffici.
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