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7. E mentre al tempo dell'imperatore Costanzo pullulava l'eresia ariana dalle velenose radici e dal fiore parimenti velenoso, due avversari della fede cattolica, Valente e Ursacio, riuscirono a persuadere l'imperatore a condannare all'esilio il beatissimo Eusebio, vescovo di Vercelli, insieme con altri vescovi, degni di Dio; cosa che avvenne. In quel tempo il Beato Gaudenzio, radicato nella speranza, rivestito del fervore della fede e mosso dalla carità di Cristo, non temeva assolutamente la morte. E per manifestare quanto fosse salda in lui quella fondamentale e sublime carità, per la quale Cristo aveva insegnato a dare la vita per i propri amici, senza esitazione e con prontezza segui sulla via dell'esilio il santo confessore Eusebio, come suo inserviente e compagno, pronto anche a morire, cosi come sta scritto: "l'amore è forte come la morte". Uomo veramente perfetto, che fin dalla tenera età ardeva di tanto amore da associarsi dapprima al beatissimo martire Lorenzo, facendosi suo discepolo e adempiendo con molta competenza il proprio compito come mitissimo lettore.
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