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La relazione annuale della Direzione
Salutiamo, come di consueto, gli
intervenuti a questa cerimonia: autorità religiose e
civili e tutti quei novaresi, che in numero sempre crescente,
desiderano assistere all’apertura dello scurolo.
Diamo il benvenuto a coloro che per la
prima volta assistono a quest’evento ed in particolare i
rappresentanti dell’amministrazione comunale, insediatasi
nel corso dell’appena trascorso 2001.
Il 2002 costituisce una data importante per
l’istituzione che in questo momento rappresentiamo.
Abbiamo 450 anni. La data di costituzione
della Fabbrica lapidea, 1552, non è certa, ma è
la prima che si trova tra i documenti dell’archivio.
Indubbiamente la Fabbrica della basilica
gaudenziana è tra le più antiche istituzioni
della città e buona parte della storia di Novara ha
lasciato, tra le mura di questa basilica, la propria traccia
testimoniale. Le architetture che la compongono, ci raccontano
la storia di questa città, non solo per l’evocazione
di periodi o stili architettonici, ma anche perché
permeano la vita politica e sociale di questa nostra comunità.
L’indomita determinazione a
ricostruire la basilica del proprio Protettore costituisce,
forse, l’unica resistenza all’occupazione spagnola,
e segno di un’identità spesso svenduta dagli
stessi governanti della città.
La cultura lombarda che ha pervaso il
nostro territorio sino alla metà del settecento, non
solo, non elevò a confine le rive di un fiume, al
contrario, ammise una tale libera circolazione della cultura,
da consentire al Pellegrini di regalarci una delle opere più
interessanti dell’architettura post-rinascimentale. I
Savoia ci trasformarono in una marca di confine e purtroppo lì
siamo rimasti. Solo l’opera dell’ingegno locale
dell’Antonelli ha concesso di elevare il simbolo della
città al disopra della pianura e permetterci il
collegamento, almeno visuale, con i territori aldilà del
Ticino, e ciò, ancora una volta, attraverso l’impegno
dei cittadini e nel luogo a loro più caro.
La Fabbrica, nel corso di questi 450 anni,
ha raccolto, con laboriosa fattività, i sentimenti del
popolo di questa città, trasformandoli non solo in
preziose architetture, ma anche in monumenti alla risolutezza
dei novaresi. Altro che, “genitrice adottiva”, come
taluno sprovveduto giornalista ci ha definito, qualche
settimana fa, al contrario “genitrice più che
naturale” e profondamente affezionata alle proprie
creature e perciò preoccupata del loro stato.
La storia di questa istituzione ha visto
alternarsi, nei rapporti con l’ente rappresentante la
città, momenti di tensione a momenti di distensione e
collaborazione, ma non mai ha rinunciato alla propria
autonomia, in forza di quella rappresentanza d’interessi
che va ben oltre il riconoscimento del diritto di nomina,
dimostrando così la differenza tra il potere di fare ed
il potere tout-court.
Non è da oggi che i fabbricieri si
ritrovano a combattere battaglie che nel gergo attuale
sarebbero definite missioni impossibili. Lo hanno fatto
erigendo il tempio gaudenziano del Tibaldi, l’imponente
campanile dell’Alfieri, lo splendido scurolo del Castelli
e la grandiosa cupola dell’Antonelli. In soli cento anni
sono state realizzate opere per un valore attuale di oltre un
centinaio di miliardi di lire (oggi milioni di euro), che nei
successivi cento anni, abbiamo vistosamente abbandonate a se
stesse, investendo solo quel minimo che la nostra paura
imponeva (forse meno di cinque miliardi di lire) e qualche
volta, li abbiamo spesi male.
Eppure le risorse sono sicuramente
aumentate da un secolo all’altro!
I beni culturali sono ormai da considerarsi
una risorsa economica, e, i quattrini spesi per la loro
manutenzione sono da considerarsi investimenti!
Non vogliamo aprire le pagine del cahier de
doleance, ma vogliamo ricordare a tutti, e in particolare agli
addetti alla pubblica amministrazione, che non stiamo
riferendoci a un qualsiasi monumento della città, ma al
simbolo, non solo iconografico, dei cittadini di Novara, della
loro storia e forse anche del loro futuro. Chiediamo perciò
uno sforzo straordinario, non solo per mantenerlo in stato
dignitoso, ma anche per trasformarlo in quel grande centro d’interesse
culturale, che la sua storia e la sua vocazione impongono.
Negli anni precedenti, ed in particolare
quello scorso, abbiamo diffusamente parlato dei programmi che
la Direzione di questa Fabbrica ha predisposto per mantenere e
sviluppare questo complesso architettonico ed artistico, delle
iniziative per proporne la conoscenza ed un utilizzo più
pieno e più ampio. Dobbiamo aggiungere, che nonostante
le crescenti difficoltà e la non sempre piena
disponibilità degli enti pubblici territoriali
interessati, migliaia di nostri concittadini e alcune
centinaia di turisti hanno potuto ammirare le meraviglie, più
o meno nascoste, contenute in questo luogo; in migliaia hanno
potuto partecipare ad iniziative culturali di rango elevato
come il festival di musica sacra, che quest’anno è
giunto alla settima edizione. Abbiamo fatto torchiare preziose
incisioni settecentesche e messe a disposizione dei novaresi,
avviato i lavori per la realizzazione di un museo, che sarà
unico nel suo genere. Buona parte, se non quasi tutto, l’abbiamo
potuto fare, grazie all’opera volontaria di associazioni,
di studenti volontari che, in questo momento, ringraziamo di
vivo cuore.
Ma! Ci sono dei ma. Entrando, ciascuno avrà
notato la presenza di un ponteggio. Molti avranno pensato,
qualcuno ha chiesto anche conferme, a opere di restauro o
abbellimento, invece quel ponteggio rappresenta la presenza di
un degrado sempre più ampio che avvolge come un
insidioso cappio questo nostro monumento. E non solo all’esterno,
basta alzare gli occhi verso le volte o abbassarli verso il
piede degli apparati murari, per capacitarsi che anche gli
interni vivono una stagione difficile.
L’abbandono, al quale facevamo
riferimento poc’anzi, si esprime concretamente con il
progressivo deterioramento d’intonaci, elementi lapidei e
laterizi, tetti e impianti tecnologici.
E la cupola, oggetto di numerose quanto
inutili polemiche, soffre anch’essa il male di sempre: la
trascuratezza. Il degrado degli elementi superficiali, che
nelle sue sintomatiche manifestazioni, molte volte ha fatto
temere il peggio, sta riaffiorando, in particolare, in quelle
parti più esposte al rigore delle variazioni climatiche
o meteorologiche. Cogliamo qui l’occasione per
tranquillizzare i novaresi sulle condizioni strutturali del
loro monumento, mentre dobbiamo ricordare che ci aspettavamo,
come auspicato lo scorso anno, qualcosa di più dall’operazione
monitoraggio. Sicuramente una conoscenza più
scientificamente determinata che, facendoci uscire dal
comprensibile empirismo antonelliano, ci consentisse un serio
approccio alle problematiche statiche e dinamiche di questo
gioiello dell’architettura ottocentesca. Purtroppo,
almeno ad oggi, ci dobbiamo accontentare dell’accortezza
del genio dell’Antonelli.
Il risanamento e il restauro di tutte
quelle parti gravemente ammalorate implica un impiego di
risorse straordinarie di notevole entità (è
prevedibile, considerando il rifacimento degli impianti, con l’esclusione
dell’impianto elettrico, il restauro ed il risanamento
delle superfici esterne ed interne, coperture ed includendo il
completamento e l’allestimento degli spazi museali, una
cifra compresa tra 6.200.000 e 7.800.000 euro). E’
importante rilevare che buona parte di queste somme si
sarebbero potute risparmiare attraverso una continua e puntuale
manutenzione ordinaria.
Non è quello che deve fare la
Fabbrica Lapidea? Qualcuno potrebbe obiettare e forse ha già
obiettato. Sì, se potesse disporre delle risorse e dei
mezzi idonei, ma soprattutto se fossero ben chiare le
competenze attribuite, la cosiddetta mission. Un anno fa da
questo microfono, auspicammo per il corrente anno, l’ottenimento
di un nuovo e più attuale status istituzionale, proprio
per consentire all’ente di svolgere adeguatamente le
funzioni, per le quali è stato creato. Non è
passato solo un anno, per altro segnato da un cambio d’amministrazione,
bensì dodici da quando richiedemmo la prima volta all’ente
patrono di cominciare a vedere in modo diverso il ruolo della
Fabbrica e del monumento ad essa legato. Non ci resta che
sperare, ancora una volta, che il corrente anno, possa essere
quello risolutivo. Ci auguriamo poi che siano sciolte le
ambiguità derivanti tra il termine patrono e
proprietario o tra contributo e rendita.
Per non percorrere le vie del travisamento,
vogliamo essere più chiari ed espliciti: stabilire che,
anche in virtù delle documentazioni esistenti, la
proprietà significa altresì stabilirne gli
obblighi e gli impegni, erogare una rendita negoziale significa
onorare un contratto stabilito, tanto più importante se
il contratto è fissato tra la città ed i suoi
amministratori.
Crediamo, che il tempio Gaudenziano di
Novara meriti tutta quell’attenzione che i cittadini da
sempre gli riconoscono, e non solo in questi giorni di festività,
ma anche negli altri quando, quasi furtivamente, lo visitano
prima di recarsi al lavoro quotidiano.
La relazione di quest’anno non
presenta rendiconti e programmi, un po’ perché i
progetti già presentati negli scorsi anni proseguono e i
cittadini avranno modo di verificarli, un po’ perché
siamo nell’attesa di capire e verificare se ci saranno le
condizioni per affrontare efficientemente i numerosi problemi
di questo nostro complesso di religione, arte e storia.
La trasformazione in centro culturale pone
il problema del contesto, e su quest’aspetto ci vogliamo
brevemente soffermare. L’approvazione di un programma
come il PRUST ed il varo del nuovo Piano regolatore della città
hanno posto l’argomento dell’utilizzo dei
potenziali contenitori di una politica culturale. Alcuni studi
specifici hanno, recentemente, messo in risalto la presenza di
strutture dedicate, sedi di musei e altro, e strutture edilizie
che esprimono potenzialità verso un uso culturale. Ne
parliamo, perché siamo stati oggetti d’indagine e
perché ci sentiamo parte integrante di un eventuale
progetto di rinnovamento culturale della città. Una
politica culturale, che pur ancorandosi alla realtà
locale, abbisogna di progetti integrati e flessibili per
dialogare con i sistemi territorialmente più ampi
imposti da una globalizzazione, non solo mercantile, e poco
servirebbe realizzare cattedrali nel deserto, talora con
interventi dispendiosi. Riteniamo, perciò,
indispensabile avviare da subito, una riflessione che possa
raccogliere le singole proposte e generare un piano proiettato
verso una visione unitaria dell’offerta culturale della
città, legando in un'unica proposizione gli interessi di
conservazione del patrimonio architettonico di pregio con
quelli rappresentati dal bisogno di cultura sempre crescente.
Non si tratta, quindi, solo di trovare di volta in volta una
destinazione d’uso o un luogo d’adibire ad un uso,
ma di definire le caratteristiche di un’offerta culturale
da proporre ad un’utenza sempre più vasta
qualitativamente e quantitativamente. Un museo, un teatro o una
sala per concerti non significano altro che un’ottocentesca
esibizione di benessere locale, se non sanno esprimere, in
termini coordinati, proposte culturali aperte e connesse al
resto del mondo.
Nel proporre la nascita di un nuovo museo
per la città, abbiamo voluto considerarlo come parte di
un complesso sistema, che nel suo insieme sia in grado di
restituire l’immagine e la conoscenza del suo territorio,
ma anche di accogliere l’introduzione dei valori
culturali che proviene dagli altri territori, vicini o lontani
che siano. Accoglieremmo con grande soddisfazione, perciò,
la costituzione di un organismo, aperto ai contributi di tutti
gli interessati, che sappia definire le linee guida del
rinnovamento culturale di questa nostra città.
Nel corso dell’anno, i 450 anni dalla
nascita della Fabbrica saranno celebrati con numerose
iniziative:
-La pubblicazione di un volume, nel quale
si troveranno preziose e in qualche caso curiose informazioni
provenienti dall’archivio della Fabbrica.
-La realizzazione di un originale
documentario sulla cupola ad opera di un giovane e più
che promettente regista italiano e novarese.
- L’apertura dello spazio dedicato
all’arte contemporanea, individuato nel campanile dell’Alfieri,
con numerose iniziative in programma. La prima delle quali, in
collaborazione con il Liceo Artistico Statale F.Casorati, sarà
inaugurata fra qualche ora. Ringraziamo fin d’ora coloro
che parteciperanno all’evento e che potranno cogliere l’occasione
per ammirare, oltre alle opere d’arte presentate da
studenti e docenti del liceo, anche il quasi sconosciuto
interno del campanile.
-Nel corso delle festività
Gaudenziane, compatibilmente con le celebrazioni religiose, sarà
visitabile anche la cupola antonelliana con le modalità
di sempre.
Nel corso delle numerose visite alla
cupola, molti cittadini ci chiedono di indicare loro l’altro
gioiello antonelliano: casa Bossi. Indicandola, quasi con
vergogna, la vediamo in tutto il suo stato d’abbandono.
Ambiamo perciò pensare alla sua immagine come il passato
dal quale siamo usciti e non come il futuro dove entrare.
Arch.Guido Peagno
presidente della Direzione
Novara 21 gennaio 2002
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