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Nell'842 un primo nucleo di canonici si distaccò dal Capitolo di Santa Maria (cattedrale), per occuparsi della chiesa di San Gaudenzio, delle reliquie del Santo che vi erano custodite e dei fedeli, che accorrevano numerosi a chiedere miracolosi interventi. Il vescovo Adalgiso, nell'848 all'interno di un atto di donazione, riconosce l'esistenza dei due Capitoli; ma è nel 898, sotto Berengario, che avviene la divisione dei beni ecclesiastici tra i Capitoli.

Da allora inizia una vicenda, forse mai conclusa, di rivalità tra il capitolo della cattedrale di Santa Maria e quello della basilica di San Gaudenzio. L'emancipazione e l'autonomia costituivano l'obiettivo dei canonici gaudenziani, La sottomissione e la dipendenza quello dei canonici del Duomo. Per circa mille anni le vicende dei Capitoli sono state accompagnate se non guidate dalle reciproche contestazioni. Tra i compiti dei Gaudenziani la custodia della cattedra vescovile.

Soppresso dalle leggi napoleoniche nel 1801 e definitivamente incorporatene, i beni dalle leggi, dello stato unitario, del 1867. Dal 1982 ricostituendo il Capitolo, il vescovo di Novara Mons. Del Monte nominò un canonico a rchivista, il can. Temporelli, che, in sei anni d'impegnativo lavoro e con l'aiuto di volontari del liceo classico Carlo Alberto, è riuscito a riorganizzare i materiali d'archivio fisicamente e attraverso la costituzione di un prezioso regesto d'inventario.

In particolare s'é approntata la micro-filmatura del corpus permamenaceo, per garantire la salvaguardia dei testi e la loro consultazione.

La regestazione informatizzata del corpus cartaceo ed infine per la Biblioteca si è delineato la formazione e la dinamica dei lasciti, fondi ed acquisti. Anche del corpus musicale si è provveduto a creare una catalogazione aggiornata.

L'archivio capitolare, collocato in un grande locale recentemente ristrutturato, al disopra della sacrestia, contiene le testimonianze di questo vissuto e con queste, la storia della città.

Il notevole patrimonio ha posto e pone indubbiamente problemi di varia natura: dall'adeguata conservazione alla custodia, dal riordino alla consultazione sistemica.

Già nel XVIII il canonico archivista Carlo Giuseppe De Marchi, seguendo le direttive del papa Benedetto XIII, costruì un modello di riordino accompagnato da un volume manoscritto di catalogazione. Numerose personalità seguirono il lavoro iniziato dal De Marchi, ma certamente il più alto contributo lo dobbiamo a Giovanni Maria Francia, che nel 1793 diede alle stampe un prezioso volume in lingua latina, che sostenesse le ragioni del Capitolo. Successivamente, nell'ottocento, una stagione diaristica ci fa conoscere gli avvenimenti nel loro nascere. Il Documento più importante è senza dubbio l'eburneo Dittico, del 1170, recante l'elenco sei primi 69 vescovi, più antico di quello custodito in Duomo differisce tra l'altro nell'attribuzione della terza cattedra episcopale a San Lorenzo, esclusa dal dittico conservato dal capitolo di Santa Maria.


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